La
spiritualità wesleyana ha apportato una ventata di fiducia e di ottimismo nella
teologia cristiana protestante del XVIII secolo ancora impastoiata in
concezioni medievali di una Grazia divina che riusciva soltanto a scalfire le
conseguenze funeste del peccato, inteso come principio o tendenza a peccare
dimorante nel credente. La conseguenza fu il ribaltamento positivo della
condizione spirituale e morale di un popolo tradizionalmente cristiano, che
passò da una fede passiva, di rimessa, che manteneva il credente in una
disperata e snervante lotta contro la propria natura peccaminosa, ad una di
ottimismo, di Grazia impartita trionfante, che poneva il cristiano in una
condizione di ritrovata libertà dalla costrizione a peccare facendogli
riacquisire la sua responsabile dignità di figlio di Dio. La riscoperta
esistenziale del ruolo trionfante della Grazia, che è lo Spirito Santo in
azione, avvenuta in J.Wesley il 24 maggio 1738, fu la rivoluzione copernicana
di tutto il suo pensiero che, pur mantenendo l’asse teologico protestante del
“Sola fide, sola Gratia, Sola Scriptura”, fu innervato e vivificato da una
nuova consapevolezza: l’esperienza personale di una Grazia o Amore divino che
riempie ogni spazio del cuore del credente, lo emancipa dall’asservimento al
peccato inclinandolo al bene ed all’ubbidienza a Dio dandogli conferma della
salvezza e dischiudendogli spazi sempre nuovi di progresso in maturità
spirituale ritmati da momenti di transizione specifici (conversione e intera
santificazione) che contrassegnano e favoriscono il suo cammino di piena
salvezza. Questa non ha rilevanza soltanto intima e personale perché, secondo
il riformatore inglese, non c’è santità, che non sia santità sociale. In J.
Wesley, infatti, l’esteriorizzazione della fede non è un’opzione; l’intima
presenza dello Spirito dominante sul peccato deve incarnarsi in una vita di
amore santo nel credente che “inspira” Grazia santificante ed “espira” santità
di vita al mondo intorno sotto forma di opere di misericordia e di pietà
(spiritualità). In un tempo di polarizzazione del pensiero cristiano, tra
fondamentalismo mistico-carismatico e liberalismo critico-pseudo/ortodosso, la
sintesi wesleyana di “mente e cuore” è una proposta convincente per chi è in
cerca, oggi, di una valida e coerente spiritualità cristiana.Le Edizioni Ex Libris nascono con la specifica missione di riscoprire e rivalutare classici della letteratura e del pensiero ormai dimenticati e di scoprire nuovi talenti in un mercato dominato da grandi marchi editoriali che non nutrono alcune interesse verso le nuove voci del panorama letterario contemporaneo. A queste nuove voci le Edizioni Ex Libris si rivolgono con la passione di chi, come diceva un grande editore, fa i libri di domani. Mail: edizioni.exlibris@gmail.com
venerdì 26 ottobre 2012
In libreria il saggio di Giovanni Daniele Cereda “L’opera dello Spirito Santo nella santificazione del credente”
La
spiritualità wesleyana ha apportato una ventata di fiducia e di ottimismo nella
teologia cristiana protestante del XVIII secolo ancora impastoiata in
concezioni medievali di una Grazia divina che riusciva soltanto a scalfire le
conseguenze funeste del peccato, inteso come principio o tendenza a peccare
dimorante nel credente. La conseguenza fu il ribaltamento positivo della
condizione spirituale e morale di un popolo tradizionalmente cristiano, che
passò da una fede passiva, di rimessa, che manteneva il credente in una
disperata e snervante lotta contro la propria natura peccaminosa, ad una di
ottimismo, di Grazia impartita trionfante, che poneva il cristiano in una
condizione di ritrovata libertà dalla costrizione a peccare facendogli
riacquisire la sua responsabile dignità di figlio di Dio. La riscoperta
esistenziale del ruolo trionfante della Grazia, che è lo Spirito Santo in
azione, avvenuta in J.Wesley il 24 maggio 1738, fu la rivoluzione copernicana
di tutto il suo pensiero che, pur mantenendo l’asse teologico protestante del
“Sola fide, sola Gratia, Sola Scriptura”, fu innervato e vivificato da una
nuova consapevolezza: l’esperienza personale di una Grazia o Amore divino che
riempie ogni spazio del cuore del credente, lo emancipa dall’asservimento al
peccato inclinandolo al bene ed all’ubbidienza a Dio dandogli conferma della
salvezza e dischiudendogli spazi sempre nuovi di progresso in maturità
spirituale ritmati da momenti di transizione specifici (conversione e intera
santificazione) che contrassegnano e favoriscono il suo cammino di piena
salvezza. Questa non ha rilevanza soltanto intima e personale perché, secondo
il riformatore inglese, non c’è santità, che non sia santità sociale. In J.
Wesley, infatti, l’esteriorizzazione della fede non è un’opzione; l’intima
presenza dello Spirito dominante sul peccato deve incarnarsi in una vita di
amore santo nel credente che “inspira” Grazia santificante ed “espira” santità
di vita al mondo intorno sotto forma di opere di misericordia e di pietà
(spiritualità). In un tempo di polarizzazione del pensiero cristiano, tra
fondamentalismo mistico-carismatico e liberalismo critico-pseudo/ortodosso, la
sintesi wesleyana di “mente e cuore” è una proposta convincente per chi è in
cerca, oggi, di una valida e coerente spiritualità cristiana.lunedì 8 ottobre 2012
Il tuo libro in libreria! Le Edizioni Ex Libris cercano Nuovi autori
venerdì 14 settembre 2012
In libreria il mondo incantato delle fiabe di Maria Dorotea Materazzi

Maria Dorotea Materazzi, “Le favole del bosco fantasia”, Edizioni Ex Libris (collana la Biblioteca Ideale), pagine 96, euro 9,90
Il bosco Fantasia è un luogo fantastico abitato da una galleria di animali la cui vita è permeata dall’entusiasmo e dal candore dell’infanzia. Storie semplici e scorrevoli dove non mancano le avventure, gli incantesimi e le magie; un immaginario che però non è mai troppo lontano dalla realtà e da un punto di vista sul mondo pieno di umanità e dolcezza. Sono favole in cui l’autrice, partendo da uno sconfinato rispetto per la natura, riesce a fondere i temi dell’amore, dell’amicizia, del perdono e del rispetto per gli altri in un’atmosfera di gioia e leggiadria.
Maria Dorotea Materazzi ha iniziato a scrivere favole alla nascita della prima nipote Eleonora e ha continuato ad inventarne per Matteo ed Edoardo, gli altri due arrivati in seguito. Ha sempre riservato un posto importante ai suoi genitori e ai suoi alunni, da lei considerati i suoi grandi amori e con i quali ha condiviso la sua vita con un’infinita partecipazione d’affetto. Alla sua sensibilità si aggiunge un profondo amore per gli animali, soprattutto i suoi gatti. La motivazione alla base della scrittura delle sue favole è un “volare in alto e ovunque con la mente e con il cuore”.
